|
Cari amici,
Credo sia urgente pregare perché nella Chiesa verità e santità si
incontrino, non abbiano paura di unirsi e di entrare in una
rinascita. Mi piacerebbe incontrare il Papa e, in una comunione fatta
soprattutto di silenzio, vorrei dirgli il mio pensiero, il pensiero
di
tanti giovani che conosco. Intanto, cari amici, penso a noi, al dono
particolare che il Signore ci ha fatto, a come tenerlo vivo. Vorrei
che
ognuno, nel bene come nel male, vivesse un abbandono fiducioso in
Dio,
perché la fede si rispecchia sempre e solo nei fatti e solo nei fatti
diventiamo speranza. Se nei momenti difficili non veniamo meno alla
fiducia nel Signore, verifichiamo la nostra fedeltà; quando invece
prevale in noi “l’uomo vecchio”, ogni piccolo problema diventa un
macigno.
Tutto quello che il Signore mi ha permesso di fare fino ad ora,
l’ho fatto semplicemente da abbandonato, fedele a Lui in ogni
momento,
spesso anche con le lacrime agli occhi. La preghiera mi ha sempre
dato
respiro e forza: lentamente è cresciuta, è aumentato il tempo che le
dedico e il modo di pregare. Mi sono sentito Suo e vorrei che anche
voi,
amici cari, poteste dire “io sono di Dio”.
Vorrei che questa lettera diventasse un nuovo patto, un patto di
rinascita. In questi giorni un ragazzo ci ha detto: “Ho sempre
pensato che la felicità fosse retorica, poi l’ho vista stampata negli
occhi di tanti di voi”. Non dimentichiamo la grande responsabilità
che
abbiamo verso chi ci avvicina! Più passano gli anni e più mi rendo
conto
che intorno a noi ci sono tantissimi uomini e donne affamati di Dio.
Uomini e donne che non riescono a tirare fuori questa nostalgia,
questo
desiderio, perché hanno avuto esperienze negative, perché sono
scandalizzati, quasi nauseati dall'esempio di tanti credenti.
In questi giorni, ho letto un articolo che mi ha colpito.
Parlava
di un libro sulle confessioni anonime di un cardinale, convinto che
la
Chiesa stia camminando ormai verso la sua fine. Quell'articolo mi ha
fatto pensare a questa epoca che stiamo vivendo: un tempo che sta
portando alla luce un male che nemmeno immaginavamo. Penso agli
scandali
sulla pedofilia di alcuni esponenti del clero. Penso a quei bambini
sacrificati sugli altari delle voglie più infami di uomini e donne. E
non mi consola certo pensare che questi episodi avvengono anche in
altri
ambienti, in altre culture, in altre religioni. Nella Chiesa di Gesù
non dovrebbero esserci. Punto. La Chiesa, noi cristiani, dobbiamo
essere
subito e per sempre vicini alle vittime.
Non siamo ingenui. Sappiamo che la Chiesa è sotto attacco da
parte di lobbies che si prefiggono di distruggerla, lobbies che hanno
nome e cognome. Inoltre per tante persone, per tanti leader di
opinione,
i fatti che stanno venendo alla luce sono “rassicuranti” e rafforzano
pregiudizi antichi: “Ecco il solito Vaticano, ecco chi fa l'esatto
contrario di quello che dice, ecco i soliti cristiani”.
Per me non è così. Gli scandali non mi fanno paura, rafforzano
anzi questa speranza che non mi lascia: che ognuno di noi cresca nel
desiderio di diventare santo. Desidero con tutto il cuore che la
santità
sia il nostro fine, la nostra meta, la nostra vita. Ognuno di noi,
uno
ad uno, è chiamato ad amare perdutamente Gesù, ad essere
semplicemente
un innamorato di Dio, radicato nel silenzio, nella preghiera, nei
fatti. Ognuno di noi può già vivere da risorto.
Solo così, potremo far capire a tutti che Dio esiste veramente, che
la
Chiesa è il suo Regno in terra e nessuno potrà distruggerla. Per fare
questo, dobbiamo amare di più la nostra vocazione, dobbiamo
difenderla
non chiudendoci e arroccandoci, ma riempiendola di preghiera e di
carità. Il nostro sì è come una piuma: può volare, raggiungere luoghi
immensi, farsi trasportare da un amore più grande, ma deve stare
attento
a non farsi imprigionare dal fango.
Vorrei con tutto il cuore e con tutta la ragione che quando
qualcuno di noi parla, avesse una tale credibilità da convincere chi
ascolta. Solo la credibilità convince. Un ebreo ci avvicina? Nel suo
diario spirituale dovrebbe annotare: “Ho imparato da un cristiano
l’umiltà”. Un musulmano ci avvicina? Dovrebbe poter dire: “Ho capito
che
è assurdo vedere in un cattolico un infedele, ne ho conosciuto uno,
l’ho visto parlare, l’ho visto vivere, crede veramente in Dio. Forse
anche gli altri sono così”. Un non credente che non vuole più saperne
di
Dio ci incontra? Dovrebbe dire: “Ho incontrato un uomo, una donna di
Dio. Non escludo nulla. Rimetto in discussione il mio non poter
credere”. Un cristiano che incontra un cattolico, un protestante, un
ortodosso dovrebbe dire: “Ho voglia di unità!”.
La sintesi della nostra fraternità è avvicinare l’uomo, la donna a
Dio, non dimentichiamocelo. Questo dono non ce lo siamo sognati
noi,
è arrivato da Dio. Mettiamoci nei panni della gente che ha chiuso con
la fede, qualsiasi fede, mettiamoci nei panni della gente qualunque.
Cerchiamo con tutto noi stessi di capire le difficoltà che vive, gli
inganni in cui è caduta. Io non vado in cerca di cose grandi,
superiori
alle mie forze, ma se non desidero che tutti incontrino Dio, non
posso
dire che sono innamorato di Lui. Io sono innamorato di Dio,
veramente,
con la testa e con il cuore. Mastico in continuazione la sua Parola,
la
“vedo” veramente e sarei un egoista a pensare che questo dono
straordinario non sia per tutti.
Cari amici, ognuno di noi può essere una sfumatura di questo
grande
amore. C’è chi di noi è più puro, più disponibile, più paziente,
ma
l’amore unifica tutto. L'ho detto tante volte: oggi il mondo non si
fa
più domande perché spesso il bene non fa notizia. Televisione e
giornali, per esempio, parlano dei preti pedofili, ma dimenticano la
stragrande maggioranza dei sacerdoti che stanno dando la vita senza
se e
senza ma. Non bisogna scoraggiarsi: ognuno di noi può essere notizia
di
bene. Quando la gente incontra un cristiano, dovrebbe disarmarsi, sentir
nascere la speranza, ricredersi. Dire con semplicità: “È possibile! È
possibile essere buoni, disponibili, teneri, forti, impegnarsi per
gli
altri. I cristiani lo fanno!”. È questa la nuova evangelizzazione che
il
mondo aspetta. Una nuova evangelizzazione che può partire anche da
noi.
In questi giorni pasquali sono stato preso da qualche piccolo
acciacco.
Ho abitato con il dolore e ho sentito come una liberazione scrivere
“La
più bella notizia della storia”. Vi regalo dunque questa mia
preghiera
con l'augurio che ognuno faccia esperienza personale della speranza
che
viene da Gesù Risorto.
|