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Aggiornamento al 9 aprile 2009
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OBIETTIVI
”Per noi cristiani l’evangelizzazione passerà attraverso la testimonianza, è questa che conta, per il nostro popolo. Noi cristiani siamo una minoranza, ma dobbiamo essere il sale della terra e la luce del mondo. Dobbiamo essere un buon lievito, un buon pane. Questa è la nostra preghiera e la nostra speranza”. Nelle parole di Mons. Felix Lian Khen Thang lo spirito che anima la vita della sua Diocesi, ad Hakha.
Vogliamo sostenere questo spirito; e la vita che anima nella gente. Vita molto semplice di gente che cerca, giorno per giorno, con pazienza e sacrificio, un suo futuro, in uno scenario molto difficile.
BENEFICIARI
Le opere della Chiesa locale per l’assistenza ai più abbandonati, le comunità nei villaggi delle campagne.
IL CONTESTO
Myanmar, la Birmania, è oggi un luogo senza prospettive. Da cui molti scelgono di fuggire, anche a rischio della vita. Se manca la speranza di una vita migliore – semplicemente più stabile, dove il lavoro dia vita e la protegga – allora dalle campagne si fugge nelle città, dalle città come profughi nei Paesi vicini, accolti ma anche molto sfruttati e sempre senza prospettive in una lotta con altri poveri.
La speranza è nelle persone, nella fede che le anima e che permette loro di vivere valori autentici anche nella sofferenza.
Questa resta una terra che vive intensamente una spiritualità. Quella buddista è fortemente radicata nella gente, ed è elemento profondo di identità della maggioranza della popolazione del Paese. Uno spirito pacifico ma che ha dato spesso prova del suo coraggio. In una buona tolleranza, convive oggi con religiosità diverse cui hanno aderito soprattutto le diverse etnie minoritarie, che abitano zone più decentrate, impervie, e remote.
I cristiani – battisti, metodisti, anglicani e cattolici -, complessivamente sono intorno all’8% della popolazione – 3 milioni di cui 650.000 cattolici, e appartengono quasi completamente al mosaico delle diverse minoranze etniche. Nel 1966 tutti i missionari cristiani vennero esplulsi; ma, nonostante l’isolamento, le restrizioni, la mancanza di risorse, la Chiesa locale si è radicata ed è maturata. Benché vi sia formale libertà religiosa, il proselitismo di fatto non è ammesso nei confronti della religione maggioritaria; così come i cristiani, benché ben preparati, non accedono a posti di elevata responsabilità. Il ruolo da giocare è dunque nell’essere esempio e stimolo per la nazione, anche superando le barriere, le chiusure, i conflitti, tra genti di diverse origini etniche.
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PARTNER
La Diocesi di Hakha conta 85.000 cattolici nelle sue 28 parrocchie, l’8%degli abitanti del suo territorio di 21.000 kmq, quello dello ‘stato’ della etnia Chin, tra le alture della Birmania occidentale, al confine con l’India. Una zona vasta, largamente montagnosa, ma in parte idonea ad uno sviluppo agricolo che migliorerebbe molto le povere e incerte condizioni di vita – due terzi della gente vive sotto la soglia della povertà, e pesante anche l’analfabetismo. La mancanza di terra e di lavoro per gli abitanti dei villaggi – la maggior parte braccianti senza terra a giornata giusto per sopravvivere - spinge soprattutto i giovani alla fuga per emigrare (illegalmente, senza permesso di uscire dal Paese) verso Thailandia e Malaysia in cui, se la fuga riesce, approdano come rifugiati. L’attività religiosa è soggetta a un forte controllo da parte del governo nelle sue strutture locali, e di conseguenza a molte restrizioni: dalla possibilità di aprire luoghi di culto, a centri di servizi, a pubblicare bollettini o organizzare incontri. Benché molto povere, le opere della Caritas locale sono però uno dei pochi riferimenti cui la gente guarda per un aiuto. Che viene concesso senza distinzione né di etnia né di appartenenza religiosa.
Il desiderio è però non solo di assistere ma anche quello di poter contribuire ad una azione di sviluppo sociale, di scolarizzazione, valorizzazione dei poveri, che possa ridare prospettive ed evitare lo sfaldamento delle comunità. |
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IL PROGETTO:
SVILUPPO AGRICOLO PER SERVIRE LA COMUNITA’
Alla povertà delle comunità, e alla scarsa possibilità delle opere ecclesiali di venire in aiuto alle situazioni di maggiore necessità – orfani, anziani soli, persone che hanno dovuto abbandonare le loro case, sostegno a frequentare la scuola – così come al sostentamento dei seminaristi, si punta a dare risposta acquistando terreni da adibire a coltivazioni di riso, fagioli e prodotti orticoli. Per averne sostentamento, opportunità di lavoro, e in parte ricavi dalla vendita: risorse preziose, tra le poche su cui poter contare.
Al momento, anche se c’è tensione per via della azione degli investitori esteri interessati ad accumulare terra, ci sono buone opportunità di poter acquistare terre fertili, e in aree pianeggianti, coltivabili in condizioni agevoli.
In particolare, si è constatato il vantaggio di acquistare terre ancora vergini; i terreni già coltivati a risaia sovente sono stati sfruttati male, esausti e con un eccesso di concimi chimici inquinanti a compensare la diminuita fertilità. Il costo del terreno vergine è così anche molto più basso (circa Euro 600 per ettaro), pur considerando il necessario lavoro di messa a coltura.
Nel 2008, un primo intervento sostenuto dal Sermig – anche come aiuto a fronte della emergenza causata dal ciclone Nargis che a inizio maggio fece 100.000 vittime – ha consentito di acquistare e mettere a coltura 7 ettari nella zona del villaggio di Namonta.
La prospettiva è di poter ancora acquistare terreno circostante, così come in altre zone ancora; ma quanto più possibile entro un breve tempo, per evitare speculazione e scarsità che gli investimenti per l’esportazione finiranno inesorabilmente per causare.
Accanto a ciò – attesa la assenza di iniziativa delle autorità - si cerca di realizzare opere di irrigazione, allestendo canali e opere idrauliche. La maggiore disponibilità di acqua migliorerebbe le rese delle coltivazioni, e aiuterebbe a sviluppare microprogetti di piscicoltura (Tilapia) nei villaggi. Sforzo importante e che anch’esso domanda aiuto.
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COME SOSTENERE IL PROGETTO:
Il SERMIG desidera sostenere le diverse iniziative soprattutto con risorse finanziarie - impossibile qualunque invio di materiali.
Cui si affiancano contributi tecnici ad iniziative nel campo dello sviluppo agricolo e delle infrastrutture ad esso dedicate.
C.C.P. n° 29509106 intestato a Sermig causale: salviamo 100.000 bambini - Myanmar
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Scheda: MYANMAR
Superficie: 676.552 Kmq
Abitanti: 50.000.000
Speranza di vita alla nascita: 60 anni
Mortalità nei primi 5 anni di vita: 106 per 1000
Analfabetismo adulto: 10%
Forza lavoro: 70% agricoltura
Nota: per il Paese mancano molte delle statistiche ufficiali internazionali, es. P.I.L. pro-capite
IL PAESE
Stretta geograficamente (e non solo) tra India e Cina, la storia della Birmania (Burma) – dal 1989 Myanmar – è quella delle popolazioni che da Tibet e Cina si sono succedute nel migrare verso il delta dell’Irrawaddy. Dal 17esimo secolo, forte influenza hanno poi avuto le potenze coloniali, prima l’Inghilterra.
Molto importante per comprendere una storia fatta anche di conflitti ancora oggi non completamente estinti è una composizione etnica solo parzialmente omogenea – 2/3 degli abitanti Bamar (Birmani) – e il restante 1/3 di varie minoranze indigene nelle zone più impervie – Shan, Karen, Arakan, Chin, Kachin, Mon - con proprie lingue e culture.
Una terra avvolta come nel mistero. Mistero non tanto alimentato da miti ed esotismo lussureggiante ma dal totale isolamento in cui è relegata e oppressa da 50 anni di feroce dittatura militare.
La repressione brutale di un popolo gentile e dell’opposizione democratica e non violenta che cerca di cambiarne il destino, solo raramente è stata documentata dalle telecamere; brutale violenza, deportazioni e forzato sfruttamento delle persone, sono lo sfondo della vita di ogni giorno, e l’incubo nella vita di molte sue vittime.
Dal 1962 si sono succeduti governi militari mutando leaders in lotta anche tra di loro, ma nel segno della continuità. La Lega Nazionale per la Democrazia che ha come leader Aung San Suu Ky, figlia dell’eroe dell’indipendenza nazionale, nel 1990 vinse la prima elezione multipartitica dopo trent’anni, indetta dopo la vasta sollevazione popolare del 1988; ma non gli è mai stato concesso di governare, mentre da allora Aung San Suu Ky, premio Nobel per la pace, subisce una restrizione quasi totale delle sue attività.
Nel 2007 un nuovo ampio movimento di protesta popolare contro le misere e non libere condizioni di vita, sostenuto dai monaci buddisti; anch’esso represso brutalmente. Le elezioni indette per il 2010 si svolgeranno secondo regole che garantiscono la permanenza al potere dei militari.
Il Myanmar resta quindi uno dei Paesi più poveri dell’Asia, zavorrato dalla vasta corruzione e dal controllo diretto dei militari su diversi settori della modesta vita economica. Posizioni di preminenza invece nel traffico di droga, come primo produttore mondiale di metanfetamine e secondo per il traffico di oppio, avendo come attori sia le forze armate che gruppi già ribelli e ora cooptati dal governo (e come danno collaterale una grande incidenza di AIDS).
Almeno ufficialmente tenuto a distanza dai governi occidentali, ha nella Repubblica Popolare Cinese il suo principale alleato e partner, interessato essenzialmente a mantenere le opportunità commerciali e di produrre derrate agricole di cui ha gran bisogno. Cinesi e in minor misura gli altri Paesi confinanti, sono molto attivi per accaparrare le risorse naturali, quelle petrolifere e in specie i terreni agricoli.
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