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BANGLADESH 2 Stampa E-mail

Aggiornamento al 13 aprile 2009

Bangladesh - India

OBIETTIVI
Contribuire al lavoro di missione e promozione umana di Don Renato Rosso tra le comunità nomadi di Bangladesh e India.
In particolare la scolarizzazione dei bambini e dei ragazzi: attraverso le ‘scuole mobili’ che seguono i gruppi itineranti, e le iniziative in condizioni sedentarie di sostegno all’inserimento scolastico dalle elementari in poi.
Una grande ricchezza per il futuro delle loro comunità

“Il bambino nomade che non va a scuola vive tutto il giorno una vita istintiva: fa ciò che vuole, quando lo vuole. Se qualcuno può aiutarlo a fermarsi tre ore al giorno, per ascoltare ciò che un insegnante gli dice, questo bambino crescerà diverso. Una vita istintiva produce un uomo, una donna, istintivi; degli adulti che rischieranno di risolvere sempre i problemi in modo istintivo. Attraverso la scuola nasce e si sviluppa un altro tipo di uomo e di donna: saranno più uomo e più donna, ragionerà di più, per affrontare la sua vita”.

I BENEFICIARI
La lunga missione di Don Renato lo ha reso punto di riferimento per un gran numero di comunità nomadi, che contano decine di migliaia di persone.
Alcune migliaia sono oggi i bambini e ragazzi nomadi che partecipano ai programmi di scolarizzazione; coinvolgendo in parte anche le loro famiglie.

IL CONTESTO
India e Bangladesh sono le terre di origine dei popoli ‘zingari’; e, divisi in centinaia di gruppi con culture e stili di vita diversi, ve ne vivono alcuni milioni.
Con 140 milioni di abitanti su una superficie che è metà dell’Italia, la tragedia del Bangladesh non sono i cicloni che periodicamente lo devastano, ma la povertà. L’India marcia velocemente verso il progresso, ma il passo della maggior parte della sua gente è assai più lento e lo ha finora lasciato nella sofferenza.
In questo scenario i nomadi hanno conservato la loro cultura, pur dovendosi adattare ai cambiamenti, per avere di che sopravvivere giorno dopo giorno. Pescatori che vivono spostandosi sui fiumi, pastori che si spostano sui pascoli, lavoratori a giornata, gruppi che girano nei villaggi a proporre spettacoli o cure naturali, altri che vivono precariamente accanto alle periferie. Vite semplici, autentiche; minate da miseria e malattia.
Senza perdere sé stessi, quanto nella loro cultura è un valore umano – il valore della famiglia che comprende tutto il gruppo come figli e fratelli, il cercare la vita e non il surplus da accumulare… -, queste comunità hanno bisogno di strumenti per darsi delle nuove prospettive, di persone che li facciano propri e le aprano consapevolmente ad un futuro.

Don Renato Rosso
foto Toni Gortz
PARTNERS
Don Renato Rosso, classe ’45, missionario ‘fidei donum’ della Diocesi di Alba tra i nomadi del mondo.
Fin da giovane la sua è una scelta radicale per il lavoro in mezzo ai poveri, ottenendo di potersi dedicare alla pastorale degli zingari, fortemente appoggiata anche dal Cardinale di Torino, Michele Pellegrino. Dal 1984 al 1992 è in Brasile, poi in Bangladesh e India, paesi in cui oggi alterna la sua presenza nel corso dell’anno, sempre nelle comunità zingare, facendone la sua famiglia, camminando e vivendo con loro e come loro: pastori nomadi del Rajastan, quelli che vivono sui fiumi del Bengala… Per poi allargarsi ad altre ‘vicini’, i Bajau nelle Filippine, in Indonesia… In bengalese lo chiamano ‘Bondo’: amico.

E’ una presenza missionaria particolare, difficile, ma di grande significato, che va oltre a quanto opera nelle già molte realtà in cui lavora.
Dove l’annuncio è possibile, non senza fatica e molto tempo, ha dato vita a una presenza di Chiesa in realtà che senza di lui forse non ne sarebbero mai state raggiunte. Dove ciò non è possibile - in Bangladesh è proibito il proselitismo verso i musulmani, in India è altrettanto difficile - per don Renato la presenza, attraverso una testimonianza di condivisione e di amore, ha comunque un significato pieno: “Dio si rivela a tutti i popoli senza differenza, lavora in tutti gli uomini per convertire il loro cuore”. “Ogni giorno cerco di convertire me stesso, i cristiani, i musulmani e gli hindu. Ma questi ultimi non tento di convertirli al cristianesimo, bensì a diventare più autentici, più veri nella loro religione, più uomini, più donne, più ‘veri figli dell'uomo’ e di conseguenza più simili al ‘figlio dell'uomo’ che è Gesù Cristo".

IL PROGETTO
Il lavoro di promozione umana di Don Renato passa attraverso varie forme di intervento: ascolto, aiuto sanitario – farmaci e anche medici italiani volontari che periodicamente intervengono -, aiuto per cercare lavoro e sostentamento… Ma l’iniziativa più importante è portare a scuola i bambini: a costo che sia la scuola ad andare da loro, anzi con loro!

Le scuole itineranti, iniziate quindici anni fa, sono ormai più di 120 – la metà in Bangladesh, per il nomadi del sud Jajabor, Bede… e la metà in India, per i nomadi Bhil del Rajastan.
Diverse tra loro, ma sempre per essere adatte allo stile di vita della gente: sulle barche, sui pascoli, nelle tende, assieme alle famiglie. Secondo un’esperienza che negli anni è via via maturata, e di cui si colgono ora già parecchi frutti, come gli insegnanti zingari che crescono nella responsabilità della animazione.

Avere una scuola come tutti gli altri gruppi sociali fa prendere coscienza alle famiglie nomadi di essere portatrici degli stessi diritti. “Il primo lavoro”, dice don Renato, «non è insegnare l’abc, ma promuovere l’identità di queste persone». E chi si sente valorizzato, inizia a comportarsi di conseguenza, a cercare modi nuovi di essere e di vivere la propria cultura.
Quando si parla di “scuola” non si fa riferimento a banchi, cattedra e lavagna. Bisogna immaginare pochi libri, le penne, i quaderni e gli studenti: bambine in sari, con orecchino al naso e punto rosso al centro della fronte, piccoli in pantaloncini corti e a torso nudo, seduti a terra – in tenda, o per i campi, o sulla barca dell’insegnante che naviga assieme a quelle delle loro famiglie – per apprendere i rudimenti della lingua.
Sono scuole semplici, fatte sovente più di persone e della loro pazienza, che di pareti e banchi. Piccole, modeste e fragili cose, ma di valore immenso: quanto quello di ogni vita cui vanno incontro.

Sono migliaia oggi i bambini che le frequentano: prima di questa opportunità non ne avevano alcuna altra per evadere dai limiti del loro mondo. All’inizio insegnanti che appartengono al mondo sedentario vengono inviati a vivere con loro e al mattino insegnano tre ore; non di più, perché normalmente un bambino che vive all’aperto non riesce a concentrarsi per più di tre ore.
Altre volte invece sono scuole in aree semi sedentarie, ossia in aree in cui i nomadi vanno e vengono ma c’è sempre qualcuno. I bambini frequentano ad intermittenza, ma gli insegnanti impostano il lavoro di conseguenza. La scuola pubblica rifiuterebbe questi bambini.
La sera, al calar del sole, la scena si ripete: ma questa volta sono i genitori, di ritorno dal lavoro, che prendono il posto dei ragazzi. Durante la giornata sono andati a buttare le reti nel fiume, a condurre le capre al pascolo, oppure per le fiere a vendere statue di divinità o a fare gli incantatori di serpenti.

In queste realtà i bambini e i giovani devono innanzitutto “allenarsi” ad andare a scuola, dal momento che non l’hanno mai conosciuta. Nell’arco di due o tre anni imparano ad apprezzarla pienamente e a sfruttarne le opportunità: l’obiettivo, è di puntare all’inserimento dei ragazzi nelle scuole statali, ma finalmente con piena dignità, non da miserabili e emarginati. Allo stesso tempo, anche i genitori ne capiscono meglio il valore e a loro volta ne approfittano.

Accanto alle scuole itineranti, si gestiscono in forma stanziale programmi di pre-scuola e successivo inserimento nella scuola pubblica col sostegno di doposcuola, oltre che aiuto per spese di frequenza e per alimentazione.
In Bangladesh quello della comunità Mahali: 60 bambini nomadi in pre-scuola e alle elementari, ospitati da ‘famiglie aperte’ che se ne prendono cura; e 440 bambini che frequentano la scuola media. In India 300 bambini e ragazzi Bhil alle elementari e 50 del gruppo Mukuwar nel sud del Paese.

Donna con bambino
foto Toni Gortz

Bimbi a scuola
foto Toni Gortz

Scuola su barche
foto Toni Gortz
Scheda: Educare dà vita
Tra le strategie dello sviluppo, la promozione dell’educazione e della formazione professionale ha valenza assolutamente primaria.
L’educazione è infatti il fattore più importante per capacità di contributo alla crescita economica, direttamente per le capacità che fornisce riguardo all’ambito lavorativo, ma non meno ancora indirettamente, per la consapevolezza che diffonde in ogni ambito della vita e dei rapporti con le persone.

In Bangladesh, un esempio: la mortalità infantile è cinque volte più alta nelle famiglie in cui le madri non sono mai andate a scuola, rispetto a quelle in cui le madri hanno completato un ciclo di sette anni di scuola o più. Un esito che, partendo dalla famiglia, finisce per coinvolgere l’intero ambito sociale: una famiglia che si sente in grado di prendersi cura dell’avvenire dei figli, è portata a offrire loro maggiori possibilità anche limitandone il numero stesso.

Peraltro, la diffusione di un buon sistema di istruzione di base, è un intervento non proibitivo in termini di costi. Il successo nell’offrire questo servizio alla gente e al futuro del Paese dipende non solo dalle risorse disponibili, ma anche e primariamente, dalla volontà politica di chi lo governa; ne sono la prova le situazioni in cui Paesi a basso reddito hanno saputo offrire servizi e risultati migliori di altri a reddito anche decisamente superiore.

COME SOSTENERE IL PROGETTO:

Da parecchi anni il Sermig sostiene con grande entusiasmo l’opera di Don Renato, in particolare sostenendo specifici progetti scolastici che ogni anno hanno coinvolto alcune centinaia di bambini.
Si raccolgono quindi fondi per:

- finanziamento della apertura di nuove scuole e per il mantenimento di quelle esistenti: strutture, insegnante, materiale scolastico, e farmaci per le emergenze degli alunni.

- il sostegno dell’inserimento dei bambini presso la scuola pubblica: iscrizione, testi, doposcuola, sostegno alimentare alle famiglie, o alle famiglie che li ospitano durante la scuola.

C.C.P. n° 29509106 intestato a Sermig causale: salviamo 100.000 bambini - Bangladesh, don Renato Rosso



Per approfondire:
ASIA: viaggio tra i nomadi
NOMADI NEL MONDO
BANGLADESH: un ciclone permanente
BANGLADESH: spose bambine
Il BANGLADESH e Venezia
I semi del futuro

Le scuole vanno agli zingari - video (12' 10'')