| Con mia moglie, infatti, abbiamo avuto
modo di vedere la realtà di questa casa la sera, la notte,
durante il giorno. Pensavamo di essere preparati ma vedere
da vicino più di mille persone in difficoltà ospitate
nel bello, nel pulito, nel rispetto, nella serenità dà
emozioni difficili da immaginare. Nella fila che si forma fuori
dall'Arsenale, in attesa dell'ingresso, vedi gente che non ha
casa, non ha futuro, non ha speranza. Appena entra ognuno di loro
si trova circondato da affetto, da cure, da attenzione, da interessamento.
E si lava, si pulisce, si nutre a livello fisico e spirituale.
Ho ritrovato qui tanti aspetti che già mi avevano
colpito all'Arsenale della Pace di Torino. È il
piacere di servire nell’ordine, nel bello, con rispetto
e semplicità. Questa semplicità, questo rispetto,
li respiri dovunque: gente che parla sottovoce, gente che legge
in biblioteca come probabilmente non ha più letto da tempo,
gente che va a scuola a imparare l'alfabeto.
Scopri il piacere della restituzione attraverso le forme più
diverse.
Sabato, tutto questo si
è amalgamato in una celebrazione: la dedicazione dell'Arsenale
della Speranza a Dom Luciano Mendes de Almeida.
Ho visto la cura e la dedizione con cui è stato preparato
l'incontro che testimonia ufficialmente tutto l'affetto che il
Sermig ha per un sostenitore unico e insostituibile come Dom Luciano.
Il tendone eretto in mezzo al grande cortile è stato circondato
da centinaia di bandiere della pace sventolate dagli ospiti dell'Arsenale
che si dedicano all'iniziativa "Foresta che cresce",
in silenzio, sorridenti.
Mi veniva spontaneo il confronto con il confinante Museo
dell'Immigrazione. La differenza è enorme: di
là vedi la tristezza, la schiavitù, la gente che
arrivava da ogni parte del mondo stravolta e rimaneva stravolta
nell'illusione, nella speranza di trovare una vita nuova e nello
scoprire poi che questa vita nuova non c'era, anzi spesso era
peggiore di quella che aveva lasciato. Ecco, l'Arsenale della
Speranza fa la differenza. Il nome non è casuale. Quelli
non trovavano speranza, e lo vedi nelle tante e tante fotografie,
non c'è una faccia che sorride. Rimani colpito a guardare
ogni volto, a cogliere la solitudine e la tristezza dei genitori
con i loro bambini di ogni età che sono lì in posa
senza un minimo "anche i bambini "accenno di un sorriso.
Ma di colpo - nello stesso caseggiato - vieni di qua: esplosione
di sorrisi, esplosione di un mondo di persone che hanno trovato
speranza, condivisione, ascolto, vicinanza, affetto, pulizia e
rispetto.
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