DI SORPRESA IN SORPRESA

La presenza a San Paolo di Piero Reinerio, direttore creativo dell’Agenzia Armando Testa, e della moglie Paola, è stata motivo di gioia per tutti gli amici della Fraternità della Speranza che da anni chiedono l’aiuto dell’Agenzia e suo per tradurre nel linguaggio della comunicazione i propri messaggi ed iniziative (sua l’idea della bandiera della Pace del Sermig).

di Piero Reinerio

Sabato 1 marzo 2008 è stata per me una giornata tra le più belle e indimenticabili. È incredibile come la vita del pubblicitario ti dia modo di vivere avventure del tutto inattese: passi dalla pubblicità di un prodotto ad un servizio nell'ambito di iniziative di volontariato e scopri una gratificazione intensa più profonda che mai.
Ernesto Olivero mi ha abituato a vedere le cose un po' fuori dagli schemi e francamente pensavo di essere allenato alle sorprese, ma qui all'Arsenale della Speranza la mia sorpresa è andata oltre. Non solo sabato, ma dal momento in cui con mia moglie siamo entrati in questa casa.
Nel momento in cui si è aperto il cancello gli uomini di Ernesto e decine di ospiti erano lì ad accoglierci, a circondarci festosi sventolando la bandiera della pace e gridando: “Piero, Piero….”. E chi se l’aspettava!
Sono sceso, li avrei abbracciati tutti ma ero paralizzato dalla commozione. Con un nodo alla gola ho telefonato a Ernesto per ringraziarlo e lui rideva felice perché la sorpresa aveva funzionato.
Ma le emozioni non erano certo finite…
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Trecento ospiti della casa si sono resi disponibili
per l'accoglienza dei partecipanti

Con mia moglie, infatti, abbiamo avuto modo di vedere la realtà di questa casa la sera, la notte, durante il giorno. Pensavamo di essere preparati ma vedere da vicino più di mille persone in difficoltà ospitate nel bello, nel pulito, nel rispetto, nella serenità dà emozioni difficili da immaginare. Nella fila che si forma fuori dall'Arsenale, in attesa dell'ingresso, vedi gente che non ha casa, non ha futuro, non ha speranza. Appena entra ognuno di loro si trova circondato da affetto, da cure, da attenzione, da interessamento. E si lava, si pulisce, si nutre a livello fisico e spirituale.

Ho ritrovato qui tanti aspetti che già mi avevano colpito all'Arsenale della Pace di Torino. È il piacere di servire nell’ordine, nel bello, con rispetto e semplicità. Questa semplicità, questo rispetto, li respiri dovunque: gente che parla sottovoce, gente che legge in biblioteca come probabilmente non ha più letto da tempo, gente che va a scuola a imparare l'alfabeto.
Scopri il piacere della restituzione attraverso le forme più diverse.

Sabato, tutto questo si è amalgamato in una celebrazione: la dedicazione dell'Arsenale della Speranza a Dom Luciano Mendes de Almeida.
Ho visto la cura e la dedizione con cui è stato preparato l'incontro che testimonia ufficialmente tutto l'affetto che il Sermig ha per un sostenitore unico e insostituibile come Dom Luciano. Il tendone eretto in mezzo al grande cortile è stato circondato da centinaia di bandiere della pace sventolate dagli ospiti dell'Arsenale che si dedicano all'iniziativa "Foresta che cresce", in silenzio, sorridenti.

Mi veniva spontaneo il confronto con il confinante Museo dell'Immigrazione. La differenza è enorme: di là vedi la tristezza, la schiavitù, la gente che arrivava da ogni parte del mondo stravolta e rimaneva stravolta nell'illusione, nella speranza di trovare una vita nuova e nello scoprire poi che questa vita nuova non c'era, anzi spesso era peggiore di quella che aveva lasciato. Ecco, l'Arsenale della Speranza fa la differenza. Il nome non è casuale. Quelli non trovavano speranza, e lo vedi nelle tante e tante fotografie, non c'è una faccia che sorride. Rimani colpito a guardare ogni volto, a cogliere la solitudine e la tristezza dei genitori con i loro bambini di ogni età che sono lì in posa senza un minimo "anche i bambini "accenno di un sorriso. Ma di colpo - nello stesso caseggiato - vieni di qua: esplosione di sorrisi, esplosione di un mondo di persone che hanno trovato speranza, condivisione, ascolto, vicinanza, affetto, pulizia e rispetto.

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Piero Reinerio, ideatore della bandiera della pace,
comunica le sue emozioni

È stato anche molto bello vedere ventidue sacerdoti celebrare con l'arcivescovo di San Paolo. Fa parte senz'altro di un rituale a cui siamo abituati - anche se ventidue è un numero notevole - ma è stato bello constatare la partecipazione attenta e silenziosa e l’affetto e la gratitudine che si leggevano nei volti nel seguire i commenti dei vari relatori, gli interventi dei responsabili dell'Arsenale della Speranza e di Ernesto.
Il ringraziamento rivolto dal cardinale Dom Odilo Scherer, dal fratello di Dom Luciano Candido Mendes de Almeida, dai rappresentanti del Presidente della Repubblica Lula, dal Governatore dello Stato di San Paolo, all'Arsenale della Speranza - ora "Dom Luciano Pedro Mendes de Almeida" - per la sua azione è motivo di orgoglio non soltanto per Ernesto e i suoi uomini ma anche per noi italiani.

Una giornata in cui sei contento di essere stato coinvolto, perché ti lascia dentro emozioni intense difficili da classificare; dipende se lasci il sopravvento alla gioia o alla tristezza vedendo questa commistione di facce e di situazioni. Come è per il coro di ragazzi di strada, che hanno condiviso l’orgoglio di cantare le odi del Sermig: li vedi che ce la mettono proprio tutta nel prepararsi per ore, e adesso sono pronti.
E l’emozione della grande voce di Moses che vibra nell’aria l’inno al Piccolo Padre sotto la guida di Mauro Tabasso, compositore della musica su parole di Ernesto.

E non ti resta che il piacere di ringraziare. Di ringraziare il Signore per aver potuto essere presente, di ringraziare Dom Luciano, di ringraziare Ernesto e gli amici del Sermig, italiani e brasiliani che ci hanno accolto, festeggiato e assistiti con dosi massicce di affetto. Grazie per averci coinvolti in questi momenti di luce che ti aiutano a guardare meglio dentro di te e a sperare in un futuro nel quale anche tu puoi porre un piccolo seme per aiutare qualcun altro a sperare.

Piero Reineiro

Vedi anche:
Ti dono uno spot, intervista a Piero Reinerio
Convegno: La pace conviene


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