UN CRISTIANO DA 24 ORE SU 24
Dom Luciano è un uomo che ha amato il Sermig, è un uomo che ha dimostrato possibile essere preti 24 ore su 24, possibile essere cristiani 24 ore su 24. Noi che l'1 marzo 2008 gli abbiamo dedicato l'Arsenale abbiamo la responsabilità di diventare buoni come lui, miti come lui, tosti come lui, innamorati di Dio come lui.

di Ernesto Olivero

All'inizio del 1996 eravamo a San Paolo con il governatore Covas. Ci aveva fatto la proposta di prendere la responsabilità dell'Hospedaria dos Emigrantes, dove lo Stato di San Paolo con 170 funzionari accoglieva ogni giorno 120 poveri. Il governo la voleva chiudere, ma prima di chiuderla cercavano una soluzione. Noi, grazie a Dom Luciano, eravamo la soluzione. Ci fecero la proposta di assumere noi direttamente questa casa che aveva visto l'arrivo di più di tre milioni e mezzo di migranti - di cui un milione di italiani - che all'inizio del secolo scorso venivano in Brasile per cercare fortuna. Abbiamo visto e rivisto le foto degli europei, degli asiatici passati di qui; avevano una caratteristica: tutta questa povera gente aveva il dolore stampato sulla faccia, sulla vita.

La delegata del governatore Covas, Dona Marta Godino, prima di firmare il patto mi disse che volevano scegliere loro il nome da dare a questa casa. Presero la base della nostra storia, l'Arsenale, e ci aggiunsero "Speranza", perché qui era passato tanto dolore. Da qui il nome "Arsenale della Speranza". Accettammo subito.

Noi siamo arrivati in Brasile grazie alla fiducia, all'amicizia di un uomo che è stato importantissimo per noi, Dom Luciano Mendes de Almeida. La nostra e la sua storia si sono intrecciate vent'anni fa, il 15 gennaio 1988, e insieme siamo veramente diventati un'unica famiglia. L'amicizia con Dom Luciano ci ha dato fiducia e ci ha schiuso la fiducia e l'amicizia anche di tanta gente che non ci conosceva.

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Ernesto Olivero con irmã Carmen,
che per più di trent'anni è stata vicina a Dom Luciano

Dom Luciano è mancato il 27 agosto del 2006. Abbiamo sofferto molto. Speravamo vivesse, speravamo di poter fare tante altre cose insieme. Lui era stato determinante nel nostro andare in Medio Oriente: fu lui che ci propose, al nostro primo incontro, di recarci in Libano per una missione di pace. In Libano ci siamo " fatti le ossa" per il Medio Oriente, perché da lì ci siamo estesi all'Iraq, alla Turchia, alla Giordania. Il Medio Oriente è diventato casa nostra.

Abbiamo aperto a Madaba, in Giordania, l'Arsenale dell'Incontro. La nostra speranza è che il dolore dei bambini disabili che vi accogliamo possa dare ali alla speranza in quella zona affinché cristiani, ebrei, musulmani scoprano come rendere fonte di pace la comune paternità in Abramo, l'unico Dio. Anche se le difficoltà sono grandi, perché c'è un passato di dolore, di violenze, e credo che nessuno possa lanciare la prima pietra. Ebbene, nella nostra presenza in Medio Oriente c'è la fiducia, la regia di Dom Luciano.

Abbiamo sentito l'esigenza d'amore di dedicargli l'Arsenale della Speranza, di lasciare un segno indelebile di questa grande amicizia. Naturalmente la dedica non è una targa, è un impegno a diventare come lui. Non so se riusciremo ad essere come lui veramente miti, veramente buoni, veramente spirituali, veramente cristiani da ventiquattr'ore su ventiquattro, ma certamente la sua fiducia nei nostri riguardi ci incoraggia.

Il 1° marzo 2008 ha visto all'Arsenale della Speranza un'esplosione di gioia, di commozione racchiusa nell'incontro con irmã Carmen
, che è stata con Dom Luciano per trent'anni. Una piccola suora che ha potuto testimoniare la fedeltà assoluta di questo uomo a Dio e ai poveri, la sua assoluta dedizione all'amicizia, coltivata con noi in modo davvero straordinario. Ci siamo incontrati più di mille volte, ci ha lasciato una ricchezza enorme di pensieri scritti che desideriamo tradurre in libri, in dispense, in dibattiti per far conoscere meglio questo "gigante" (termine usato sovente, ma per Dom Luciano non è sprecato). Io lo definisco un Francesco d'Assisi con la testa di Platone, un uomo che riusciva a conciliare la semplicità con un pensiero veramente alto e profondo.

Sabato 1 marzo abbiamo potuto pregare Dom Luciano, abbiamo potuto dedicargli ufficialmente l'Arsenale della Speranza. La partecipazione dell'arcivescovo di San Paolo, Dom Odilo Scherer, che considera pure lui come già il card. Hummes l'Arsenale la sua seconda cattedrale - pienamente inserita nella Chiesa di San Paolo - ha caratterizzato questo evento come una delle celebrazioni del centenario della costituzione dell'Arcidiocesi di San Paolo.

Ernesto Olivero

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